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marco pantani



la perizia del prof.fortuni
QUESTA PERIZIA E’ PER LA VERITA’ DI UN GRANDE ATLETA.
Il 27 luglio 2004, il Prof. Fortuni, che ha eseguito l’autopsia, rilascia le seguenti interviste virgolettate alla Gazzetta dello sport e al Resto del Carlino (unici giornali a pubblicare la notizia che il midollo di Marco era sanissimo):
Dott. Fortuni alla Gazzetta dello Sport
"Non ci sono segni significativi di sostanze dopanti assunte in precedenza. In altre parole possiamo escludere che Pantani abbia assunto Epo in quantità importanti e per un tempo lungo" ha spiegato il medico legale.
- Dal giudice mi era stata posta una domanda precisa. Bisognava analizzare se l’uso continuativo e in dosi massicce di eritropoietina poteva essere stata una causa di morte.
Ci attendevamo di trovare un midollo osseo scassato, ricchissimo di cellule.
Invece non è stato così. Anzi il contrario, il suo midollo osseo era assolutamente normale vuol dire che tutto questo uso di epo, come si è sostenuto, Pantani non l’ha fatto, altrimenti i danni sarebbero stati evidenti.
Potrebbe essere che il midollo osseo si fosse normalizzato? Potrebbe essere che Pantani abbia fatto, in passato, un grande uso di epo e negli ultimi tempi abbia smesso?
No, risponde il medico legale, possiamo paragonare l’epo al fumo, se uno ha fumato molto in passato e poi ha smesso, nel suo corpo restano le tracce. Se uno ha fumato poche sigarette e saltuariamente possono anche non restare tracce.
Fortuni ci tiene a sottolineare una cosa: QUESTA PERIZIA E’ PER LA VERITA’ DI UN GRANDE ATLETA.
Lo stesso giorno al Resto del carlino: "Francamente sapendo delle sue vicissitudini giudiziarie, delle squalifiche e delle polemiche che lo hanno travolto, non mi aspettavo di trovare quello che invece ho trovato. E cioè il midollo osseo di un atleta che non aveva fatto un uso massiccio né protratto di sostanze dopanti. Perché se così fosse stato, il midollo osseo ne avrebbe portato tracce inequivocabili, alterazioni evidenti. Ma non è così. Pantani era quello che era non perché pompato dalla scienza medica, ma perché era un campione, su questo non ci piove. Era il migliore, e se questo può restituirgli l’onore che lui stesso credeva di aver perduto, sono contento".
Bicisport agosto 2004.
Il Prof. Fortuni ha anche rilevato che non ci sono segni significativi di abuso di sostanze dopanti come l'epo, che brucia il midollo osseo, assunte in precedenza.
Questo significa cvhe Pantani non ha fatto uso massiccio e costante di epo.
Così come tutti sono stati indotti a pensare nel corso DI UNA PERFIDA CAMPAGNA IMBASTITA CONTRO IL CORRIDORE, ABBANDONATO A SE STESSO DA DIRIGENTI CHE NON SI SONO MAI SENTITI IN DOVERE DI SCENDERE IN CAMPO PER TUTELARE E DIFENDERE UN PREZIOSO PATRIMONIO, UN CAMPIONE.
MA ANCHE UN RAGAZZO VITTIMA DI UN ACCANIMENTO ACCUSATORIO SPAVENTOSO.
La conclusione a cui è giunto il Prof.Fortuni è, dunque, questa: PANTANI NON HA ABUSATO DI EPO.
L'affermazione non risolve nulla, Marco Pantani è morto .
La notizia ha fatto il giro dei giornali e di tutti gli organi di informazione.
CHI PIU' CHI MENO L'HANNO PUBBLICATA NON DANDOLE LO SPAZIO E IL RILIEVO CHE A SUO TEMPO EBBERO GLI INFINITI ASSALTI AL CORRIDORE. QUESTA E' LA REALTA'.
Pantani si è gestito sbagliando spesso atteggiamenti ed ha pagato con la vita il suo modo orgoglioso di affrontare l'ostacolo che gli si era posto sul cammino.
Ha certamente sbagliato come hanno sbagliato e continuano a sbagliare gli atleti di tutti gli sport.
e NON E' RIUSCITO A EVITARE LA CROCE SULLA QUALE,CON ESERCIZIO DI IPOCRISIA SPAVENTOSA, MOLTI LO HANNO INCHIODATO.
E' MORTO.
E ADESSO BICISPORT SI SENTE IN DOVERE DI DARE RILIEVO ALL'INFORMAZIONE FORNITA DAL PROF. FORTUNI.
E' UN PICCOLO FIORE CHE PONIAMO SULLA TOMBA DI MARCO, NEL CIMITERO DEI PESCATORI, A CESENATICO.
a volte....
l'ultima lettera
Aspetto con tanta verità… sono stato umiliato per nulla e per quattro anni sono in tutti i tribunali.
Ho solo perso la mia voglia di essere come tanti altri sportivi ma il Ciclismo ha pagato molto e molti ragazzi hanno perso la speranza nella giustizia e io mi sto ferendo con la deposizione di una verità sul mio documento perché il mondo si renda conto che tutti i miei colleghi hanno subito umiliazioni in camera, con telecamere nascoste per cercare di rovinare molti rapporti tra le famiglie… dopo come fai a non farti male.
Io non so come mai mi fermo, in casi di sfogo, come questi…
Mi piacerebbe che io so di no aver sbagliato con prove….
Ma solo quando la mia vita sportiva soprattutto privata è stata violata, ho perso molto e sono in questo paese con la voglia di dire che ASTA LA VITTORIA è un grande scopo per uno sportivo…
Ma il più difficile è di aver dato il cuore per uno sport con incidenti e infortuni e sempre sono ripartito….
Ma cosa resta se tanta tristezza e rabbia per le violenze che la giustizia a te ti è caduta in credere?
Ma la mia storia spero che sia di esempio per gli altri sport…che le regole ci siano ma devono essere uguali per tutti. Non esiste lavoro che per esercitare si deve dare il sangue e i controlli di notte a famiglie di atleti.
Io non mi sono sentito più sereno di non essere controllato in casa, in albergo da telecamere e sono finito per farmi del male… per non rinunciare alla mia intimità che la mia donna e gli altri colleghi hanno perso, e molte storie di famiglie violentate.
MA ANDATE A VEDERE COSA E’ UN CICLISTA… e quanti uomini vanno in mezzo alla torrida tristezza per cercare di ritornare con i miei sogni di uomo, che si infrangono con droghe… ma dopo la mia vita di sportivo.
E se un po’ di umanità farà capire che con uno sbaglio vero si capisce e ci si batte per chi ti sta dando il cuore.
Questo documento è verità e la mia speranza è che un uomo vero o donna legga e si ponga in difesa di chi come me voleva dire al mondo regole per sportivi uguali. E non sono falso.
Mi sento ferito e tutti i ragazzi che mi credevano devono parlare.
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utente anonimo in Intervista a mamma T...

Una rassegna stampa per capire.. Gli articoli hanno una successione di pubblicazione casuale


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Chi sa deve parlare

Giancarlo Cerruti: pres. federazione ciclistica nazionale
..devi confessare di esserti dopato, fallo e le cose torneranno come prima..
Se tu ti comporti così (ti rifiuti), sarai solo come un cane contro tutti.. perchè tutti quanti ti daremo contro
Marco Velo
..la sera prima eravamo in camera, si rideva si scherzava poi ad un certo punto, si è calmato un pò tutto perchè son cominciate ad arrivare delle voci, delle telefonate con la frase di rito che era: MA E' VERO CHE DOMANI PANTANI NON PARTE PERCHE' HA L'EMATOCRITO TROPPO ALTO?? ..e noi all'inizio ci abbiamo scherzato..queste voci sono arrivate da.. quella sera c'era una festa dell'organizzazione (Gazzetta dello Sport) a Madonna di Campiglio e delle persone che erano presenti a questa festa han sentito queste voci..interrompe Candido Cannavò e lo zittisce (...ma assolutamente, questa è una di quelle grandi fantasie ..), in sottofondo Velo replica, fantasie...no, non sono fantasie.
Eddy Merckx
A uccidere Pantani è stata la giustizia italiana, che lo ha preso di mira con particolare tenacia. Lui aveva commesso degli errori, come tutti, ma è stato perseguitato, a differenza di tutti. Non lo hanno mai mollato e credo sia stato questo a distruggerlo totalmente.
Charly Gaul
Per me era come un figlio. Era una persona fragile e sensibile, che è diventata la vittima dell’accanimento delle autorità. E ci si può chiedere se questo non abbia favorito la sua fine tragica. Sì, mi assomigliava come campione. E sono grato a Dio d’averlo conosciuto.
Francesco Guidolin
L’ho conosciuto, era un ragazzo semplice, un grandissimo campione, un atleta unico che ci mancherà tanto. Un fuoriclasse che ci ha regalato le emozioni che ci davano Coppi e Bartali. Ha pagato per tutto un sistema che speriamo venga presto sconfitto.
Arnaldo Pambianco
Quelli che gli vendevano quella robaccia dovrebbero ardere all’inferno. Gli hanno fatto centinaia di controlli trovandogli soltanto l’ematocrito alto. Io ho l’ematocrito a 51 : vi sembro un drogato? Marco era un perseguitato, c’erano più carabinieri attorno a lui quando lasciò l’albergo di Campiglio che non quando arrestano un mafioso.


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