Marco Pantani e NTP: Nessuno tocchi Pantani Pantani e NTP-Nessuno tocchi Pantani:Verita' e Giustizia per Marco Pantani

Data: domenica, 15 febbraio 2009
Categoria:

Intervista a mamma Tonina

Cinque anni senza Pantani

"Alla sua ex Christina mando un appello: fatti sentire, aiutami a capire gli ultimi giorni di mio figlio Marco. Di notte sento le sue parole, mi dice di cercare la verità"

CESENATICO, 14 febbraio 2009 - La casa è la stessa. Il giardino è più adulto. Cinque anni dopo, villa Pantani urla di silenzio come il mare d’inverno. Il 14 febbraio del 2004, alle 22.42, un flash dell’Ansa annunciò: “Il ciclista Marco Pantani è stato trovato morto in un residence di Rimini”. Il Pirata era morto nel pomeriggio, per overdose di cocaina. Il più grande scalatore del ciclismo moderno, il più carismatico e controverso, se ne andava lasciando una scia di domande che ancora rimbalzano nelle nostre coscienze.
Cinque anni dopo il Residence Le Rose di Rimini è stato abbattuto e ricostruito. Cinque anni dopo il ricordo di Marco sta perdendo i contorni indefiniti della cronaca, ma non è ancora storia.
Villa Pantani è la stessa, anche dentro. Nel bagno ci sono il rasoio e lo spazzolino. Nell’armadio ci sono i vestiti di Marco e nel sottotetto la palestra conserva i segreti di tanti allenamenti a domicilio.
Mamma Tonina, quanto le manca Marco?
“Ci penso sempre. Mi capita anche di svegliarmi di notte e di sentire le sue parole. Sento che mi invita a ricercare la verità. E poi… adesso non vorrei passare per matta… ma… lo sento anche quando vado a trovarlo al cimitero. Nessuno mi crederà mai. Ma io lo sento. A volte gli dico 'dai Marcolino fammi un saluto' e, da sotto, sento distintamente dei colpi. Ci sono giorni che avrei voglia di scendere giù e tirarlo fuori”.
Avete scelto di rimanere nella grande casa di via Fiorentina.
“Non abbiamo toccato niente. Passa la donna delle pulizie una volta alla settimana. Vado spesso nelle sue stanze e trovo sempre cose nuove. Dietro all’armadio della sua stanza c’erano fogli appallottolati con frasi e disegni. Su uno c’è un ciclista con le ali, un cappio al collo e un pugnale nella schiena. Ho trovato anche una maglia rosa sulla quale ha scritto 'Ragazzi parlate. Dobbiamo essere un esempio per i bambini'“.
Che cosa le ricordano quei mobili, quegli spazi?
“Mi vengono in mente le giornate passate in ginocchio, davanti al suo letto, supplicandolo di accettare una cura. Mi sono consumata dal dolore. Fumavo due pacchetti di MS al giorno e mi dannavo per trovare una soluzione. Ho provato anche a minacciare gli spacciatori. Marco però stava sempre peggio. Né il mondo della bici nè gli amici hanno potuto fare nulla”.
Adesso come si sente?
“Ho crisi periodiche, ma anche una missione da compiere: restituire dignità a Marco. Ho già speso circa 100 mila euro per gli avvocati. In cambio ho ricevuto tante parole, tante promesse e poco altro”.
Chi le è stato più vicino?
“Mio marito Paolo e Pino Roncucci. Mi sento sostenuta da tanti. Avrei tutto... ma senza Marco niente ha valore”.
In questi anni sono nate molte iniziative nel nome di Pantani. Di quale siete più orgogliosi?
“Il Museo è bellissimo. E' la nostra seconda casa. Ma io amo soprattutto la 'Pantani corse'. Era un sogno di Marco. Diceva: 'Vorrei avere 100 bambini. Li alleno io e li porto fino al professionismo'. Ora ci prova Pino Roncucci. Noi diamo tutto, scarpe, maglie e bici. I piccoli devono mettere gambe e fantasia. Nel nome di Marco Pantani corrono una quarantina di bambini. Abbiamo soltanto la squadra giovanissimi, ma vorremmo fare anche gli esordienti, gli allievi... Se Romano Cenni ci dà una mano…”.
Andate a seguire le gare?
“Certo, io e Paolo ci siamo sempre. E’ il nostro rito domenicale. Il ritrovo è al gazebo della Pantani corse. Portiamo dei dolci e dopo le corse, comunque sia andata, si fa festa”.
Dopo 5 anni è sempre convinta che la verità sulla morte di Marco non sia emersa?
“C’era qualcun altro nella camera. E’ stato costretto a ingoiare cocaina. Da chi? Perché? L’inchiesta dovrebbe essere riaperta: sento che lo hanno ammazzato”.
Si batte anche per raccontare un’altra storia su Madonna di Campiglio.
“Quello è il mio chiodo fisso. Sono stata a Milano a parlare con Vallanzasca, che mi ha confermato tutto quello che ha scritto nel suo libro, ma non sono ancora arrivata alla persona che gli disse di scommettere 'perché Pantani il Giro non lo avrebbe finito'. Vallanzasca è stato gentile, mi faceva paura sua moglie. Un giorno mi ha chiamato uno di Pesaro dicendo che sapeva tutta la verità sul 5 giugno. Ci sono andata col mio avvocato. Viaggio inutile. Resto però convinta che prima o poi qualcuno parlerà”.
Ha più sentito Christina, la fidanzata di Marco?
“L’ho cercata. Anzi continuo a cercarla e vorrei tanto parlare con lei. Christina ha una doppia personalità: un giorno è un angelo e un giorno è un diavolo. Ma io le ho voluto tanto, tanto bene. Lei può aiutarmi. Potrebbe avere informazioni decisive”.
Perché?
“Marco è andato a Rimini, al Residence le Rose perché lì andava Christina quando faceva la cubista e perché cercava Carlino, uno degli spacciatori, per chiedergli il nuovo numero di telefono di Christina. La cercava anche lì. E' stata la sua ossessione fino alla fine. L’ho cercata, le ho anche scritto 'Ti voglio bene, abbiamo passato 8 anni insieme… fatti viva'. Andrò a cercarla a Losanna. Anzi le mando ancora un messaggio: Christina, aiutami!”.
L’immagine di Marco che porta dentro di sé?
“Lui che ride. Lui che mi conquista con una delle sue risate piene di sguardi intelligenti”.
di Pier Bergonzi - Gazzetta.it - 14.02.2009
 


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Data: Categoria: rassegna stampa 2008

Mister X: 5° anniversario

Pantani, cinque anni dopo: quell'amore della gente che non finisce mai

Caro Marco,

sono già passati cinque anni da quando te ne sei andato e quasi non ce ne siamo accorti. Dev'essere per l'amore che la gente nutre per te, un amore grande quasi quanto quello dei tuoi familiari. Che non hanno smesso un attimo di onorare il tuo ricordo: la Fondazione, il sito, il libro scritto da tua madre, Tonina insieme con Enzo Vicennati, le iniziatve umanitarie, il liceo dello sport che porta il tuo nome, la Granfondo Pantani, i gruppi spuntati su Facebook, il tam tam del web che non conosce né barriere né confini, addirittura una pièce teatrale in scena al Teatro Bixio di Vicenza ("Marco Pantani, il campione fuori norma"). Cesenatico vive il 14 febbraio nel tuo nome, ma le iniziative legate all'anniversario della tua scomparsa si moltiplicano dovunque, come se una silenziosa regia le coordinasse perchè l'una dopo l'altra corroborassero la memoria. No, non ti abbiamo mai dimenticato, caro Marco e non abbiamo dimenticato gli sciacalli, i moralisti e gli stracciaculi che sino a Campiglio '99 ti osannavano, scrivevano che pedalavi nella leggenda e da Campiglio in poi ti hanno scaricato, insultato, vilipeso, in un inverecondo gioco al massacro il cui solo pensiero procura ancora oggi conati di vomito. Alcuni autentici vermi della comunicazione ti hanno trasformato nel dopato d'Italia, tu che non sei mai, sottolineo mai, risultato positivo a nessun controllo antidoping. Hanno voluto che diventassi il capro espiatorio del ciclismo moribondo che tu avevi rianimato con le tue straordinarie imprese. "Non c'è niente da fare - diceva Adriano De Zan - quando la strada si rizza sotto i pedali, il più forte è Pantani". Caro Marco,  non sappiamo se un giorno o l'altro verrà mai fatta finalmente giustizia, se qualcuno ci dirà esattamente chi e come ti ha fatto quella porcata al Giro che avevi in pugno e che ti hanno fatto perdere. Sappiamo che i milioni di tifosi e non tifosi che hai esaltato quando pedalavi sulle tue montagne, anche adesso sono tutti qui, davanti a te, per ripeterti ancora una volta che vivi nei loro cuori. Ed è questo ciò che conta.

di Xavier Jacobelli    

  12/02/2009 - Quotidiano.net  

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Data: sabato, 14 febbraio 2009
Categoria: community ntp

5 ANNI

 14 febbraio 2008br004

..Chissà se è vero, alle elementari la maestra diceva che gli ermellini sono così orgogliosi della loro pelliccia bianca che appena si macchia si lasciano morire. A Pantani è successa la stessa cosa. Esattamente com' era fuori dal tempo la sua immagine di scalatore, era fuori dal tempo (dal nostro tempo) la sua reazione all' ematocrito alto di Madonna di Campiglio. GIANNI MURA

Il tallone d'Achille di Marco:La vergogna

Marco ha provato e sopportato un forte e opprimente senso di vergogna per quello che la gente è arrivata a pensare di lui negli ultimi anni della sua vita.

Quella macchia oltraggiosa era sempre lì. Si è vergognato di portare un MARCHIO e l'ha rinnegato con tutto se stesso e con ogni sua fibra, provando a difendersi fino ad esaurirsi, piombando nella depressione, nel baratro, preda di un mobbing imperante generalizzato. Doveva pentirsi di cosa? Lui non poteva raddrizzare da solo il marcio e non era giusto che pagasse per tutti (fuggi fuggi generale di colleghi che si buttavano dalle finestre degli alberghi con le tasche piene, o l'assoluto, omertoso silenzio dopo Campiglio). Ha finito per sentirsi Tradito. Emarginato. Incompreso. Usato. Ogni sua intuizione si è materializzata. Si è confinato in angoli buii di realtà cittadine senza trovare, neanche qui, fino all'ultimo, il calore della vera comprensione ma la fredda calcolatrice di spacciatori. Eppure pochi giorni prima del decesso parlava di bici, di squadra, di un progetto da creare per ripartire, nonostante tutto. 

E’ stato abbandonato da tutti proprio quando bisognava sostenerlo. Chi non l'ha abbandonato non ha saputo cogliere il suo dramma, ma non ha mai detto ho sbagliato.

In questo giorno vogliamo sì, ricordare la dolorosa ricorrenza dell''anniversario della morte di Marco ma vogliamo anche ricordare alcune tra le tante persone che hanno influenzato, chi potentemente, chi più modestamente il destino del Pirata. Molti dei quali non conoscono il senso stretto della parola Vergogna.

Squinzi e la Mapei

Manuela Ronchi

Candido Cannavò

Angelo Zomegnan

PM Raffaele Guariniello

Fabio Miradossa

Ciro Veneruso

Fabio Carlino

Elena Korovina

Ramirez Cueva

Ivan Zazzaroni

Maurizio Mosca

Luisa Del Bianco: Giudice

Jean Marie Leblanc:organizzatore Tour de France

Petrucci

Castellano

L'Unità

La Repubblica

Il Manifesto

La Gazzetta dello Sport

L'Espresso

Mediaset

Auro Bulbarelli

Maurizio costanzo

Bruno Vespa

Eugenio Capodacqua

Franco Carraro

Presidente della FCI Giancarlo Ceruti

Prof. Francesco Conconi

Marco Travaglio

I tecnici del'UCI (unione ciclistica Internazionale)

La procura antidoping

Commissione disciplinare della Federazione Ciclistica

Il Coni

RCS

Donati Sandro: commis. antidoping

Procuratore Aiello

Partenope e Coccioni: addetti al prelievo di Madonna di Campiglio

Pm Bocciolini

Pm Russo

Pm Pierguido Soprani

Pagnozzi: segretario Coni

Crhistina Jonsson

Prof. Mario Cazzola

Prof. Massimo Cartesegna

Tonkov

Cipollini

Gotti

Garzelli

Simoni

Casagrande

Bartoli

Gli albergatori dell'hotel Residence Le Rose

 

Il nostro pensiero oggi va anche a queste persone.

Non esiste panacea.

Il nostro dolore, quello dei tifosi, resta immutato nel tempo.

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Data: martedì, 13 gennaio 2009
Categoria: community ntp

13 GENNAIO 1970: NASCE IL TALENTO PANTANI

39anni

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Data: domenica, 28 dicembre 2008
Categoria: rassegna stampa2004

«Se non fosse morto Pezzi...»


Patron Cenni racconta gli anni con Pantani: «Vorrei creare una Fondazione per onorarlo»

21 febbraio 2004

«Con Pezzi vivo, le cose per Marco sarebbero andate in modo diverso» «So di dire parole un po' grosse, ma penso l' abbiano voluto far fuori»

mercatoneunoMolto più che un patron. Romano Cenni, il signor Mercatone Uno, è ancora commosso. Per Marco Pantani, lui era una figura di riferimento. Cenni legò il suo marchio al Pirata, quando Marco aveva ancora le stampelle per l' incidente della Milano-Torino ' 95. Fu una scommessa rischiosa, ma vinta. Una scommessa che ha consentito a Cenni e Pantani di ritrovarsi spesso seduti allo stesso tavolo. Per mangiare, discutere e sognare. Dal 1997 in poi, patron Cenni non ha mai abbandonato il suo campione. Nemmeno quando Marco non vinceva più, nemmeno quando si è fatto divorare dal suo male di vivere. - Romano Cenni, per lei Marco Pantani era come un figlio? «Era un figlio. Un figlio che aveva qualcosa di notevole. Come uomo. Come atleta. Era un figlio che mi insegnava. Mi ha insegnato molto». - Quando ha saputo della morte di Marco? Chi l' ha avvertita? «Mi hanno chiamato contemporaneamente un mio nipote e Franco Cornacchia». - Qual è stata la sua reazione? «Mi è crollato il mondo addosso». - Conosceva il disagio di Marco? Si aspettava una fine così? «Premesso che nessuno può aspettarsi la fine di un ragazzo di 34 anni. Ma è vero che aveva sofferto troppo. Adesso so di dire parole un po' grosse, ma penso che l' abbiano voluto far fuori. A Madonna di Campiglio l' hanno fermato per invidia. Pantani quel giorno avrebbe compiuto una grande impresa. Avrebbe rivinto il Giro e poi avrebbe rifatto la doppietta al Tour. Sarebbe diventato troppo grande e troppo scomodo. Per questo lo hanno fermato e da quella ferita Marco non si è più ripreso. Dopo il ' 99 è tornato, ha fatto qualche impresa o impresina, ma non è più stato lo stesso». - Lei non crede che Pantani abbia commesso qualche errore? «Se li ha fatti, erano gli stessi errori di tutti gli altri». - Era innamorato del suo campione. «Se non ci fosse stata Madonna di Campiglio, adesso parleremmo di un atleta con quattro o cinque maglie rosa e altrettante gialle. Per me non c' era in circolazione un atleta così. Con la sua forza in bici e il suo temperamento». - Cosa aveva di così diverso? Perché era così carismatico? «Era un uomo che parlava poco, ma ogni parola aveva uno straordinario peso specifico. Ragionava molto, ma aveva anche degli slanci d' istinto che ti sorprendevano. Non era mai scontato». - Qual è stato il suo momento più bello con Pantani? «Ce ne sono molti. Marco ci regalò grandi successi fin dalla prima stagione con la maglia della Mercatone Uno. Lo presi che aveva ancora le stampelle, ma ero sicuro che sarebbe diventato un grandissimo. E' già nel 1997 vinse al Tour de France sull' Alpe d' Huez. E se non fosse caduto al Giro d' Italia, avrebbe vinto anche quello». - Accanto a voi, per il decollo della Mercatone Uno, c' era Luciano Pezzi. «Se non fosse morto, se Luciano avesse potuto stare ancora qualche anno accanto a Marco, le cose sarebbero andate in modo diverso. E invece di amici ne ho persi due...». - Le è stato sempre vicino all' uomo e all' atleta Pantani. «Anche lo scorso anno gli ho messo a disposizione la squadra. Per me era davvero un figlio, un figlio da accontentare in tutti i modi». - Qualche volta sarebbe stato bene tirargli le orecchie. «A certi campioni, a certi uomini di forte personalità è quasi impossibile. Uno solo riusciva a tirargli le orecchie e si chiamava Luciano Pezzi. Ci riusciva perché era stato corridore, sapeva cosa vuol dire fare la vita in bici. Loro due si intendevano». - All' azienda Mercatone Uno quanto ha dato Pantani? «Ha dato tantissimo. All' inizio di questa settimana ho avuto un incontro con tutti i miei collaboratori e ricordando Pantani ho spiegato loro che la nostra crescita è legata a Marco. Noi saremo sempre debitori con Pantani. Abbiamo fatto per lui molto meno di quello che lui ha fatto per noi». - Ecco, a questo proposito, state pensando di fare qualcosa per perpetuare la memoria di Pantani? «Io vorrei fare una Fondazione dedicata a Marco per fare beneficenza, magari anche attraverso una gara da organizzare ogni anno, come facciamo con la Fondazione Luciano Pezzi. Sì, se i genitori ce lo permettono daremo vita alla Fondazione Marco Pantani. Quel ragazzo deve essere ricordato. E bene».

Pier Bergonzi

Tratto da pagina 25 della Gazzetta dello Sport.

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Data: lunedì, 24 novembre 2008
Categoria: media, video, community ntp

RIMINI

 




 



 

Le soir quand l’Italie est triste                      La sera quando l'Italia è triste
Elle ressemble à Rimini                                    Somiglia a Rimini
Non mais vraiment                                           No ma, veramente!
Qu’est ce qu’il t’a pris                                       Cos'è che t'ha preso di andare
D’aller mourir à Rimini                                     A morire a Rimini

Barbe Noire t‘attendait là-haut                     Barba nera ti aspetta lassù
Les pirates étaient fiers de toi                       I pirati erano fieri di te
Non mais vraiment                                            No ma, veramente!
Qu’est ce qu’il t’a pris                                        Cos'è che t'ha preso di andare
D’aller mourir à Rimini                                      A morire a Rimini

Tu allais plus haut,                                             Tu sei andato più in alto,
Plus vite que les autres                                    Più veloce degli altri
J’espère que tu n’as pas raté                          Spero che non hai mancato
Le Paradis                                                            Il paradiso

Oui à côté de Rimini                                           Si, stando sulla costa di Rimini

Même Palavas a l’air sexy                                Anche Palavas ha l'aria sexy
Car à côté de Rimini                                            Girando per la costa di Rimini

La Grande Motte ressemble                             La Grande Motte ricorda
à Venise                                                                 Venezia

Tu allais plus haut,                                              Tu sei andato più in alto
Plus vite que les autres                                     Più veloce degli altri
Oui pour toi Rimini c’est bien fini                     Sì, per te Rimini è finita
Tu allais plus haut,                                               Tu sei andato più in alto
Plus vite que les autres                                      Più veloce degli altri
J’espère que tu n’as pas raté                           Spero che non hai mancato
Le Paradis                                                              Il Paradiso

Un jour avec tous les pirates                            Un giorno con tutti i pirati
Tu reviendras crier vengeance                         Tu ritornerai gridando vendetta
Le bandana sous les étoiles                               La bandana sotto le stelle
Pour réduire Rimini en cendre                          Per ridurre Rimini in cenere.

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Data: mercoledì, 05 novembre 2008
Categoria: rassegna stampa 2008

Fanini ascoltato da Torri

ATTENZIONE: Il 2 novembre l'ANSA rilascia la notizia che l'indomani, 3 novembre 2008 - Ivano Fanini, patron del team ciclistico 'Amore e Vita McDonald's', sara' ascoltato dal procuratore antidoping del Coni Ettore Torri. Secondo indiscrezioni, Torri vuole verificare le dichiarazioni fatte da Fanini negli ultimi mesi, in cui ha attaccato atleti che a suo dire praticano doping e dirigenti che 'coprono' l'uso di sostanze proibite. Fanini parlera' anche del presunto scambio di provette tra Forconi e Pantani ad un controllo antidoping al Giro del 1998.

Il 23 settembre scorso, La Stampa aveva pubblicato un'intervista di Ivano Fanini dove ha affermato che il suo ex corridore, Riccardo Forconi, il giorno dopo la sospensione dal Giro d’Italia del 1998 per ematocrito alto gli parlò di uno scambio di provette fra la sua e quella di Pantani.

Le affermazioni in questione :

«Tranquilli, il Mondiale lo vincerà un dopato»: questo il titolo dell' intervista.
Fanini riferisce che: 
«i big che puntano a vincere il Mondiale sono tornati a casa dalla Vuelta senza un motivo. Il mio d.s. Pierino Gavazzi mi ha spiegato che tornano per fare il rifornimento, cioè per prendere epo».
Il tecnico bresciano dice:
«A Fanini ho detto che ora il ciclismo è diverso. Una volta i corridori correvano la Vuelta sino alla fine, ora si fermano prima per recuperare».
Amedeo Colombo, che è presidente dell' Accpi (l' associazione dei corridori italiani) e di Varese 2008:
«Quereleremo Fanini perché non si può continuare a sparare così sul ciclismo, senza prove. Gran parte del gruppo ha capito, c' è stato un grande miglioramento in questa stagione. E poi perché Fanini non spiega perché non si affilia più in Italia e va in Polonia? Perché non rispetta le leggi italiane? E i contributi previdenziali? E le tasse?». Su Varese 2008 dice: «Ci tuteleremo con i legali. Ho firmato contratti con gli sponsor per cui se ci fosse un caso di doping io sono tenuto a risarcirli». E il presidente della Federciclo, Renato Di Rocco: «Se Fanini ha dei documenti, li porti alle Procure».

Sul Giro 1998, l' esclusione di Riccardo Forconi per ematocrito alto, sempre Fanini:«era Pantani che doveva essere mandato a casa, ma ci fu uno scambio di provette. E Forconi, dopo quell' episodio, si è costruito una villa». A domanda, Gavazzi e Forconi hanno negato.

Riccardo Forconi ha fermamente negato le affermazioni di Fanini e lo fa attraverso una controintervista, al giornalista Luca Gialanella della Gazzetta dello Sport.

Forconi risponde così:
«Ho fatto 11 anni da pro' e se non fossi riuscito a farmi una casa, sarei stato un imbecille. Non avevo buoni rapporti con Fanini, era impossibile fargli confidenze visto che ne ho smenati tanti di soldi quando correvo con lui. Il casolare in cui vivo l' ho ereditato dal nonno, ed è ancora intestato a mia mamma. Sul controllo del Giro, quelle erano le regole: ero fuori e mi hanno escluso».
Forconi smentisce fermamente Fanini anche alla signora Tonina Belletti, presidente della Fondazione. 
L'Ufficio Stampa Fondazione Marco Pantani Onlus in merito all'accaduto aveva pubblicato le seguenti dichiarazioni:   

- che non c’è mai stato uno scambio di provette;

- che il giorno dopo la sua sospensione non ci fu nessun colloquio col
presidente dell’omonimo team, ed è in grado di provarlo in qualsiasi
momento;

- che il suo stipendio, come del resto può essere visionabile da
qualsiasi incaricato di pubblico ufficio, è sempre stato ben superiore
alla cifra indicata dal Fanini, proprio perché, a differenza di quanto
giudicato dal suo ex presidente, egli era considerato dai dirigenti e
dal corpo tecnico della Mercatone Uno, come un gregario di grande qualità;

- che la sua casa non è altro che una eredità della madre, ristrutturata
in parte coi guadagni dimostrabili ed alla luce del sole che,
fortunatamente, la sua carriera gli ha concesso e che trova in simili
situazioni tantissimi italiani;

- che il suo rapporto con Martinelli, è uguale a quello di diversi altri
operatori di squadre dilettantistiche e si limita a forniture di materiali.

Da quanto ne è uscito e, presumibilmente ne uscirà su altre testate, il
signor Ivano Fanini si conferma un accusatore generico, senza prove
dimostrabili, spesso smentito e, tanto meno avvallato, visto ciò che
asserisce circa il passaggio dal doping alla cocaina, dalla comunità
scientifica nel suo complesso e da quella stessa statistica che,
giustamente, qualcuno inserisce fra le scienze.


Lunedì 3 Novembre: DOPO L'INCONTRO TRA FANINI E TORRI.
DA TUTTOBICIWEB:
E' durato oltre due ore l'incontro tra il procuratore antidoping del Coni
Ettore Torri e Ivano Fanini patron dell'Amore e Vita McDonalds.
Fanini era stato chiamato per alcune recenti dichiarazioni
riguardanti fatti che vanno dallo scambio di provette tra
Forconi e Pantani al Giro d'Italia '98, agli uomini mascherati a
St. Moritz nei pressi dell'abitazione del dottor Ferrari, fino a
Bettini che «riusciva a sapere quando c'erano i controlli a
sorpresa». «E' stato un incontro molto cordiale. Ho cercato di
dare più chiarimenti possibili a quanto mi ha chiesto con tanto
di prove. Adesso spero che grazie al suo lavoro Torri possa
tirar fuori la verità».
«Abbiamo parlato di tanti problemi in corso e soprattutto
sul mancato blitz dei nas al Giro '96 che se fosse andato a
segno oggi avremmo meno morti e un ciclismo più pulito. Gli ho
parlato inoltre della mia disponibilita' - ha detto Fanini - a
trovare un pool di sponsor per fare i controlli retroattivi
sulla 'cera' almeno sugli atleti arrivati sul podio delle
principali corse mondiali degli ultimi due anni. Torri ha
apprezzato e non è escluso un prossimo incontro».

Postato da LoveInside alle 15:28

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Data: giovedì, 30 ottobre 2008
Categoria: video, domande senza risposta, community ntp, rassegna stampa 2008

Così si era chiuso il processo di Rimini... Cosa sta succedendo a Forlì?

Così si era chiuso il processo di Rimini agli inizi di questo 2008. Per la cronaca: gli spacciatori condannati sono stati tutti liberati dalla condanna di reclusione per l'avvento dell'indulto.

 

Scarseggiano le novità sull'inchiesta di Forlì:

Sono passati ormai molti mesi. Ma le procedure, lo sappiamo, sono lunghe. A che punto sarà? Non possiamo pensare che tutto si sia fermato. Non si può lasciare che accada. Riepilogando:

Nell’inchiesta che si è aperta l'11 gennaio da parte della Procura di Forlì, la signora Pantani, come persona informata dei fatti, era stata ascoltata dai carabinieri nella sua casa a Sala di Cesenatico. E' Il magistrato Marcello Branca che indaga.

Erano state ascoltate anche le dichiarazioni di Vittorio Savini. (ex presidente del ‘Club Magico Pantani’), sempre come persona informata dei fatti, e ha confermato di aver ricevuto una telefonata anonima che lo avvertiva che “tutto sommato era stato meglio così, altrimenti Pantani sarebbe finito male..”

E poi ci sono le dichiarazioni di Renato Vallanzasca, che sostengono la tesi del complotto, di un forte giro di scommesse sul Giro. Vallanzasca aveva detto che in carcere, pochi giorni prima dei fatti di Madonna di Campiglio, era stato avvicinato da un amico ben informato che lo aveva invitato a procurarsi somme di denaro per una "puntata sicura" sul vincitore del Giro d’Italia, “che sicuramente non sarebbe stato Pantanì”. E ora?

Ora attendiamo e confidiamo che chi ha a cuore la vicenda Pantani, (la famiglia, i legali)  NON MOLLINO e che facciano di tutto perchè queste indagini portino a qualcosa.

Gli elementi CI SONO, e ce ne sono moltissimi. E' IMPOSSIBILE non prenderne atto, a meno che non si voglia.. 

 

Postato da LoveInside alle 16:51

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Data: lunedì, 20 ottobre 2008
Categoria: rassegna stampa2002

l'appello di Marco

Il corridore, dopo l'udienza alla procura antidoping
"Contro di noi c'è un accanimento ingiusto, intervenga"
Pantani: "Berlusconi aiuti il ciclismo"

Marco Pantani

ROMA - "Spero che Berlusconi dia una occhiata al mondo del ciclismo e ci dia una mano". Si rivolge al presidente del Consiglio Marco Pantani, al termine dell'udienza di un'ora alla procura antidoping del Coni per le indagini sul blitz sanremese dello scorso giro d'Italia in cui, secondo la guardia di finanza, furono trovate delle fiale nella sua stanza d'albergo.

Pantani, apparso molto dimagrito, ha detto di aver risposto e di essersi dimostrato disponibile durante tutta l'audizione. "E' il caso di dare importanza a quello che sta succedendo al ciclismo - ha spiegato il Pirata - si tratta di una questione di diritto perché lo sport è fatto da cittadini, ma credo che da un po' di tempo tutto sia degenerato. Io ho pagato molto e per nulla. Non è giusto che ci sia questo accanimento nei confronti del nostro sport. Per questo chiedo ai nostri politici una maggiore attenzione per far rispettare le leggi".

In merito alla vicenda che lo vede coinvolto, sul ritrovamento di fiale all'interno della sua stanza d'albergo Pantani si è detto "sicuro che le cose ritrovate nella mia stanza non siano le mie. Ho la coscienza a posto e ho dato tutta la mia disponibilità perché venga fatta chiarezza. Non possiamo avere paura di lasciare la camera e poi qualcuno ci va a mettere sostanze non lecite. C'è tanta gente, giornalisti a caccia di notizie in giro...".

Quanto ad eventuali provvedimenti del procuratore capo dell'antidoping, Giacomo Aiello, il corridore romagnolo ha ostentato tranquillità: "Deferimento? Non provo nemmeno a pensarci". Il Pirata mostra infatti di fare programmi a lunga scadenza, nonostante le difficoltà riscontrate in gara nelle ultime due stagioni.

"Sto cercando di tornare a vincere - continua Pantani - anche se qualcuno cerca di impedirmelo. Al giro ci sarò e per vincere. In questo periodo ho perso gli sponsor ma se prima pensavo di monetizzare il mio risultato oggi è una questione di principio. Non mi sento di smettere di correre in bici, ma voglio continuare a dare soddisfazione ai molti tifosi che hanno creduto in me. Sono due anni che arrivo dietro, ma vado avanti per la mia strada. Ho impiegato tutte le energie in questa storia che invece mi sarebbero servite per correre meglio. Tutto questo è segno della mia disponibilità, ma continuo a credere che gli sportivi non debbano avere a che fare con i magistrati".

Pantani ha anche sottolineato che per essere perseguiti dalla giustizia sportiva bisogna essere stati trovati positivi dall'antidoping. "Il ciclismo è l'unico a sottoporsi a controlli antidoping serrati - continua il Pirata - ma non si può essere responsabili delle camere d'albergo in cui uno ha dormito, né di quello che fanno i compagni di squadra. Deve essere il controllo antidoping a dire se un atleta ha fatto uso di sostanze illecite oppure no. Continuo a vedere colleghi bersagliati in modo non democratico". Tutti gli altri corridori coinvolti nell'inchiesta avviata dalla procura di Firenze erano stati deferiti da Aiello dalla disciplinare che però non aveva sanzionato i corridori.

29 aprile 2002 - repubblica.it

Postato da LoveInside alle 19:08

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marco pantani

la perizia del prof.fortuni

QUESTA PERIZIA E’ PER LA VERITA’ DI UN GRANDE ATLETA.

Il 27 luglio 2004, il Prof. Fortuni, che ha eseguito l’autopsia, rilascia le seguenti interviste virgolettate alla Gazzetta dello sport e al Resto del Carlino (unici giornali a pubblicare la notizia che il midollo di Marco era sanissimo):
Dott. Fortuni alla Gazzetta dello Sport

"Non ci sono segni significativi di sostanze dopanti assunte in precedenza. In altre parole possiamo escludere che Pantani abbia assunto Epo in quantità importanti e per un tempo lungo" ha spiegato il medico legale.
- Dal giudice mi era stata posta una domanda precisa. Bisognava analizzare se l’uso continuativo e in dosi massicce di eritropoietina poteva essere stata una causa di morte.
Ci attendevamo di trovare un midollo osseo scassato, ricchissimo di cellule.
Invece non è stato così. Anzi il contrario, il suo midollo osseo era assolutamente normale vuol dire che tutto questo uso di epo, come si è sostenuto, Pantani non l’ha fatto, altrimenti i danni sarebbero stati evidenti.
Potrebbe essere che il midollo osseo si fosse normalizzato? Potrebbe essere che Pantani abbia fatto, in passato, un grande uso di epo e negli ultimi tempi abbia smesso?
No, risponde il medico legale, possiamo paragonare l’epo al fumo, se uno ha fumato molto in passato e poi ha smesso, nel suo corpo restano le tracce. Se uno ha fumato poche sigarette e saltuariamente possono anche non restare tracce.
Fortuni ci tiene a sottolineare una cosa: QUESTA PERIZIA E’ PER LA VERITA’ DI UN GRANDE ATLETA.
Lo stesso giorno al Resto del carlino: "Francamente sapendo delle sue vicissitudini giudiziarie, delle squalifiche e delle polemiche che lo hanno travolto, non mi aspettavo di trovare quello che invece ho trovato. E cioè il midollo osseo di un atleta che non aveva fatto un uso massiccio né protratto di sostanze dopanti. Perché se così fosse stato, il midollo osseo ne avrebbe portato tracce inequivocabili, alterazioni evidenti.
Ma non è così. Pantani era quello che era non perché pompato dalla scienza medica, ma perché era un campione, su questo non ci piove. Era il migliore, e se questo può restituirgli l’onore che lui stesso credeva di aver perduto, sono contento".

Bicisport agosto 2004.
Il Prof. Fortuni ha anche rilevato che non ci sono segni significativi di abuso di sostanze dopanti come l'epo, che brucia il midollo osseo, assunte in precedenza.
Questo significa cvhe Pantani non ha fatto uso massiccio e costante di epo.
Così come tutti sono stati indotti a pensare nel corso DI UNA PERFIDA CAMPAGNA IMBASTITA CONTRO IL CORRIDORE, ABBANDONATO A SE STESSO DA DIRIGENTI CHE NON SI SONO MAI SENTITI IN DOVERE DI SCENDERE IN CAMPO PER TUTELARE E DIFENDERE UN PREZIOSO PATRIMONIO, UN CAMPIONE.
MA ANCHE UN RAGAZZO VITTIMA DI UN ACCANIMENTO
ACCUSATORIO SPAVENTOSO.
La conclusione a cui è giunto il Prof.Fortuni è, dunque, questa: PANTANI NON HA ABUSATO DI EPO.
L'affermazione non risolve nulla, Marco Pantani è morto .
La notizia ha fatto il giro dei giornali e di tutti gli organi di informazione.
CHI PIU' CHI MENO L'HANNO PUBBLICATA NON DANDOLE LO SPAZIO E IL RILIEVO CHE A SUO TEMPO EBBERO GLI INFINITI ASSALTI AL CORRIDORE. QUESTA E' LA REALTA'.
Pantani si è gestito sbagliando spesso atteggiamenti ed ha pagato con la vita il suo modo orgoglioso di affrontare l'ostacolo che gli si era posto sul cammino.
Ha certamente sbagliato come hanno sbagliato e continuano a sbagliare gli atleti di tutti gli sport.
NON E' RIUSCITO A EVITARE LA CROCE SULLA QUALE,CON ESERCIZIO DI IPOCRISIA SPAVENTOSA, MOLTI LO HANNO INCHIODATO.
E' MORTO.
E ADESSO BICISPORT SI SENTE IN DOVERE DI DARE RILIEVO ALL'INFORMAZIONE FORNITA DAL PROF. FORTUNI.
E' UN PICCOLO FIORE CHE PONIAMO SULLA TOMBA DI MARCO, NEL CIMITERO DEI PESCATORI, A CESENATICO.


a volte....

A volte chiudiamo gli occhi perchè la realtà non ci piace...

se però smettiamo di comunicare,

non riusciamo più ad assaporare la vita e a scrivere la nostra storia.

Il mio linguaggio e' la bici

e voglio continuare a scrivere quel capitolo del mio libro

che da troppo tempo ho lasciato in sospeso....

l'ultima lettera

Aspetto con tanta verità… sono stato umiliato per nulla e per quattro anni sono in tutti i tribunali.

Ho solo perso la mia voglia di essere come tanti altri sportivi ma il Ciclismo ha pagato molto e molti ragazzi hanno perso la speranza nella giustizia e io mi sto ferendo con la deposizione di una verità sul mio documento perché il mondo si renda conto che tutti i miei colleghi hanno subito umiliazioni in camera, con telecamere nascoste per cercare di rovinare molti rapporti tra le famiglie… dopo come fai a non farti male.

Io non so come mai mi fermo, in casi di sfogo, come questi…

Mi piacerebbe che io so di no aver sbagliato con prove….

Ma solo quando la mia vita sportiva soprattutto privata è stata violata, ho perso molto e sono in questo paese con la voglia di dire che ASTA LA VITTORIA è un grande scopo per uno sportivo…

Ma il più difficile è di aver dato il cuore per uno sport con incidenti e infortuni e sempre sono ripartito….

Ma cosa resta se tanta tristezza e rabbia per le violenze che la giustizia a te ti è caduta in credere?

Ma la mia storia spero che sia di esempio per gli altri sport…che le regole ci siano ma devono essere uguali per tutti. Non esiste lavoro che per esercitare si deve dare il sangue e i controlli di notte a famiglie di atleti.

Io non mi sono sentito più sereno di non essere controllato in casa, in albergo da telecamere e sono finito per farmi del male… per non rinunciare alla mia intimità che la mia donna e gli altri colleghi hanno perso, e molte storie di famiglie violentate.

MA ANDATE A VEDERE COSA E’ UN CICLISTA… e quanti uomini vanno in mezzo alla torrida tristezza per cercare di ritornare con i miei sogni di uomo, che si infrangono con droghe… ma dopo la mia vita di sportivo.

E se un po’ di umanità farà capire che con uno sbaglio vero si capisce e ci si batte per chi ti sta dando il cuore.

Questo documento è verità e la mia speranza è che un uomo vero o donna legga e si ponga in difesa di chi come me voleva dire al mondo regole per sportivi uguali. E non sono falso.

Mi sento ferito e tutti i ragazzi che mi credevano devono parlare.

commenti recenti

utente anonimo in Intervista a mamma T...

Una rassegna stampa per capire.. Gli articoli hanno una successione di pubblicazione casuale

 

CONTATTO EMAIL

nessunotocchipantani@yahoo.it

Chi sa deve parlare


Giancarlo Cerruti: pres. federazione ciclistica nazionale

..devi confessare di esserti dopato, fallo e le cose torneranno come prima..

Se tu ti comporti così (ti rifiuti), sarai solo come un cane contro tutti.. perchè tutti quanti ti daremo contro

Marco Velo

..la sera prima eravamo in camera, si rideva si scherzava poi ad un certo punto, si è calmato un pò tutto perchè son cominciate ad arrivare delle voci, delle telefonate con la frase di rito che era: MA E' VERO CHE DOMANI PANTANI NON PARTE PERCHE' HA L'EMATOCRITO TROPPO ALTO?? ..e noi all'inizio ci abbiamo scherzato..queste voci sono arrivate da.. quella sera c'era una festa dell'organizzazione (Gazzetta dello Sport) a Madonna di Campiglio e delle persone che erano presenti a questa festa han sentito queste voci..interrompe Candido Cannavò e lo zittisce (...ma assolutamente, questa è una di quelle grandi fantasie ..), in sottofondo Velo replica, fantasie...no, non sono fantasie.

Eddy Merckx

A uccidere Pantani è stata la giustizia italiana, che lo ha preso di mira con particolare tenacia. Lui aveva commesso degli errori, come tutti, ma è stato perseguitato, a differenza di tutti. Non lo hanno mai mollato e credo sia stato questo a distruggerlo totalmente.

Charly Gaul

Per me era come un figlio. Era una persona fragile e sensibile, che è diventata la vittima dell’accanimento delle autorità. E ci si può chiedere se questo non abbia favorito la sua fine tragica. Sì, mi assomigliava come campione. E sono grato a Dio d’averlo conosciuto.

 

Francesco Guidolin

L’ho conosciuto, era un ragazzo semplice, un grandissimo campione, un atleta unico che ci mancherà tanto. Un fuoriclasse che ci ha regalato le emozioni che ci davano Coppi e Bartali. Ha pagato per tutto un sistema che speriamo venga presto sconfitto.

Arnaldo Pambianco

Quelli che gli vendevano quella robaccia dovrebbero ardere all’inferno. Gli hanno fatto centinaia di controlli trovandogli soltanto l’ematocrito alto. Io ho l’ematocrito a 51 : vi sembro un drogato? Marco era un perseguitato, c’erano più carabinieri attorno a lui quando lasciò l’albergo di Campiglio che non quando arrestano un mafioso.

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Questo blog non rappresenta una testata giornalistica


IL BLOG DI NTP

Centro operativo del gruppo tifosi on line

chi e' n.t.p.

E' nato un gruppo on line  di  tifosi di Marco Pantani. Un gruppo  che
nasce dall'esperienza dei forum dedicati a Marco sul web  e che assume il
nome, in sé evocativo di un progetto, NESSUNO TOCCHI PANTANI!
Il nostro progetto è portare avanti come tifosi , meglio di quanto si sia fatto finora, grazie a una maggiore rapidità di azione e a una maggiore
omogeneità di posizioni, la nostra battaglia di civiltà : verità e giustizia per Marco Pantani.

Ci piace ricordare Marco per le emozioni che ci ha dato ma sentiamo come dovere civile il non rassegnarci ad averlo visto umiliato e offeso per cinque
anni da una campagna di criminalizzazione dell'atleta che si presenta come
lotta al doping e  di non tollerare oltre l'oltraggio alla sua memoria di
uomo e di campione che continua anche dopo la morte. Ci proponiamo di rispondere con tenacia, volontà di capire, civiltà e
argomentazioni a chiunque continui a diffondere valutazioni offensive ,oltraggiose , pretestuose e false del suo talento di campione.
Ci proponiamo di  proseguire un percorso di comprensione delle ragioni che
hanno determinato l'uso di Marco come capro espiatorio dello sport italiano in
 un momento ( dal 1999 al 2004) di grave disagio del potere sportivo a causa dei
numerosi scandali doping che lo coinvolgevano.
Ci proponiamo di cercare di comprendere la deriva esistenziale di Marco attraverso strumenti di lettura che non riducano la complessità della sua
 personalità  alla semplificazione utile ma falsa dell'icona pop dopata e drogata.
Ci proponiamo di rappresentare uno stimolo continuo ai mass media, al mondo del ciclismo perché, come disse Aldo Grasso il 28 luglio 2004 :

"Di una cosa sola siamo convinti: Marco è caduto nell'inferno della droga perché non sapeva darsi
pace di essere stato individuato come capro espiatorio......Perché in un
mondo dove tutti si aiutano solo a me è toccata la parte del criminale?». Ma
queste sono le domande che il mondo del ciclismo dovrebbe fare sue: non nascondersele,
non mascherare quello che tutti sanno, non attingere a piene mani
all'ipocrisia per tacersi la realtà dei fatti."
Ci proponiamo di sollecitare chi sa o potrebbe sapere a realizzare
l'ultimo, disperato invito di Marco: sono stato umiliato per nulla... e non
sono un falso .... e tutti i ragazzi che mi credevano devono parlare.
Ci proponiamo di non farci irretire dalla volontà tenace di tutto il mondo
del ciclismo ( in senso ampio, compresi i mass media) di rimuovere la
vicenda di Marco e il suo pubblico massacro , trasformandolo in un commosso ricordo
e in un traino pubblicitario di nuovi campioni. Non accettiamo la rimozione della  tragedia di Marco e delle responsabilità
(anche morali)  di chi  ha  contribuito all'accadere di quella tragedia o ha assistito in silenzio a una gogna pubblica che stava palesemente distruggendo e umiliando  un uomo sensibile, fragile,problematico, orgoglioso come era Marco.
Non accettiamo che si voglia andare avanti facendo finta di nulla , atteggiamento che lo stesso Marco aveva lucidamente compreso, come
testimonia il libro Un uomo in fuga: "Si vergognava di aver accettato le regole del suo ambiente, plasmate ad
arte per decidere chi salvare e chi no. Si torturava chiedendosi il perché di
tutto questo. E voleva delle risposte. Era stato accantonato come una mela marcia e si voleva dare a intendere che fosse solo lui quello bacato, mentre il ciclismo proseguiva nel suo copione, esaltando altri campioni al servizio del gioco delle parti."
Siamo un gruppo di tifosi che sa di aver vissuto, grazie alla breve, frammentata , febbrile, intensa vicenda sportiva di Marco emozioni ,
passioni, attese, esaltazioni che mai avevamo vissuto o vivremo ancora, perché
campioni carismatici, trascinanti, potentemente emozionanti, capaci di produrre
 metafore  e farci trasfigurare la quotidianità e la banalità del reale, nascono molto
 raramente. 
Ci proponiamo , con il nostro continuare a chiedere verità e giustizia per
lui, di dirgli ancora grazie per quanto ha saputo regalarci.
 La nostra azione si svolgerà nei limiti della nostra posizione di tifosi ma, all'interno di quei limiti, ci sentiamo assolutamente legittimati nei nostri propositi. 
Forse non riusciremo a ridargli verità e giustizia , ma sappiamo che la capacità di indignarsi e di non accettare passivamente le ingiustizie  sono, anche, misura della nostra umanità. 

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PANTA-NEWS

OTTOBRE 2008: LA FONDAZIONE  MARCO PANTANI ATTIVA LA SOSPENSIONE DEL SERVIZIO FORUM

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7 SETTEMBRE 2008: SI CORRE A CESENATICO LA GRANFONDO PANTANISSIMA. Info: www.pantanissima.it 

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31 LUGLIO 2008: LA FAMIGLIA PANTANI PASSA ALE QUERELE.LA FAMIGLIA PANTANI SPIEGA CHE, DOPO I CONTINUI ACOSTAMENTI ED ASSIOMI, DIFUSI DA TALUNI ORGANI DI INFORMAZIONE, FRA LE VICENDE DEL PROPRIO CONGIUNTO E LA POSITIVITA' ALL'ANTIDOPING DEL CORRIDORE Riccardo Riccò, RIBADENDO CHE Marco Pantani NON E' MAI RISULTATO POSITIVO A NESSUN ESAME DI TAL TIPO E VERIFICATA L'EVASIONE DEGLI AMMONIMENTI INVIATI DALLO Studio Legale ALL'UOPO OFFICIATO, DAPPRIMA A MEZZO STAMPA E, POI, ATTRAVERSO MISSIVA VERSO CHI SI ERA RESO PROTAGONISTA DI PALESI FALSITA' NEI RIGUARDI DEL CAMPIONE SCOMPARSO; NONCHE' COSTATATA L'INDISPONIBILITA' DI TALI ORGANI, DI RETTIFICARE QUANTO POSTO A PUBBLICA INFORMAZIONE, NEI TEMPI E NEI DETAMI DI LEGGE, SI VEDE COSTRETTA A TUTELARE L'ONORABILITA' E LA DIGNITA' DEL PROPRIO CONGIUNTO, PRESSO LE COMPETENTI SEDI GIUDIZIARIE.

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APRILE 2008: COLLE FAUNIERA DIVENTA COLLE PANTANI

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12 FEBBRAIO 2008: DATA UFFICIALE DELL'USCITA DEL LIBRO "ERA MIO FIGLIO" DI Tonina Pantani ed  Enzo Vicennati, EDITO DA MONDADORI.

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E' disponibile il nuovo libro di Philippe Brunel in versione italiana. Gli Ultimi Giorni Di Marco Pantani, edito da Rizzoli.

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15 GENNAIO 2008: IN PROCURA ASCOLTATO Vittorio Savini IN MERITO ALLA TELEFONATA ANONIMA CHE RICEVETTE SUL CELLULARE. UNA VOCE MASCHILE CON ACCENTO MERIDIONALE RECITAVA: «È meglio per Marco che sia andata cosi', perche' a Milano, lui, non ci sarebbe arrivato...». IL PROCURATORE, Marcello Branca e la magistratura forlivese HANNO APERTO UN FASCICOLO CONTRO IGNOTI E SONO DECISI A COMPIERE ACCERTAMENTI.

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11 GENNAIO 2008: RIAPRE L'INCHIESTA!! A PARTIRE DA QUELLO CHE E' STATO FATTO A MARCO A MADONNA DI CAMPIGLIO, PASSANDO PER LE SETTE PROCURE CHE L'HANNO MARTORIATO, FINO AD ARRIVARE A RIMINI. A GUIDARE LE INDAGINI E' LA PROCURA DI FORLI'.

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21 DICEMBRE 2007:L'ULTIMA UDIENZA DEL PROCESSO E' STATA RINVIATA AL 14 GENNAIO 2008 PER L'ASSENZA IN AULA DELLA TESTIMONE Elena Korovina.

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IL 21 DICEMBRE 2007 SI TERRA' PRESSO IL TRIBUNALE DI RIMINI L'ULTIMA UDIENZA  DEL PROCESSO SULLA MORTE DI MARCO PANTANI.

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"I MAGNIFICI SETTE SCELTI DAI LETTORI"

Nel sondaggio proposto dal quotidiano LA REPUBBLICA che ha trattato i MIGLIORI in diversi campi,

nella categoria "CAMPIONE"

MARCO PANTANI RISULTA IL CAMPIONE PIU' AMATO DEGLI ULTIMI TRENT'ANNI!!

Un risultato straordinario se si aggiunge che il primo posto si va a consolidare in uno dei quotidiani che in passato ha contribuito ad una gogna mediatica aggressiva ai danni di Pantani.

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